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Batteria per PC portatile Acer Aspire 2930Z

Il lancio ad inizio anno, a poche settimane dal CES di Las Vegas non arriva a caso: NVIDIA intende sfruttare il momento positivo per il mercato desktop, trainato dalle nuove CPU Intel della famiglia Sandy Bridge che hanno portato una ventata di novità. Andiamo quindi ad analizzarne le prestazioni e la costruzione.Per anni BlackBerry è stato sinomino di 'tastiera estesa QWERTY' tanto che i primi smartphone dotati di un tasto per lettera venivano indicati facendo riferimento al design lanciato dai terminali RIM. Con la direzione presa negli ultimi anni dall'azienda canadese l'offerta BlackBerry si è ampliata, andando ad abbracciare anche altre tipologie di input. I terminali della serie Pearl hanno lanciato la tastiera SureType con due lettere per tasto, mentre il BlackBerry Storm ha perpetuato quello che un tempo sarebbe stato un sacrilegio eliminando del tutto la tastiera a favore del touchscreen (nel caso dello Storm e dello Storm2 un particolare tipo di schermo sensibile al tocco cliccabile).

Un passo naturale, seguendo uno dei trend del mercato, è stato quello poi di combinare tastiera estesa QWERTY e touchscreen in un solo terminale, utilizzando il meccanismo di scorrimento. Dopo essere stato tanto vociferato durante lo scorso mese di agosto BlackBerry Torch 9800 è stato ufficialmente annunciato per il mercato americano, atterrando in Italia solo qualche mese più tardi.BlackBerry Torch ha avuto anche il compito di portare al grande pubblico le funzionalità touchscreen del nuovo sistema operativo BlackBerry OS 6, particolarmente ottimizzato per integrare il tocco delle dita all'interno delle operazioni di tutti i giorni. Come si va quindi a posizionare BlackBerry Torch nel panorama dei terminali touchscreen? Si tratta di un concorrente con la marcia in più della tastiera estesa per gli smartphone full touchscreen oppure punta a competere con gli smartphone che fanno della tastiera estesa il loro punto di forza, giocando in questo caso sul plus rappresentato dal display sensibile al tocco? È quello che cercheremo di scoprire nel corso di questa recensione.

Huawei IDEOS, questo il nome del primo smartphone low cost degno di questo nome che, a poche settimane dall'uscita sembra aver suscitato un grande interesse nel pubblico addetto ai lavori. A suscitare tutto questo scalpore non è un nuovo processore o un display particolarmente ampio e luminoso bensì il prezzo. Il nuovo smartphone, infatti, è disponibile nei centri Vodafone a soli 99 euro. Un' inezia se si pensa che quello che potrebbe essere uno dei suoi concorrenti più vicini (IDEOS resta unico nel suo genere), LG Optimus GT, è presentato agli avventori ad un prezzo di ben 100 euro superiore. Se poi pensiamo che per 99 euro abbiamo anche Android nella sua versione 2.2 non c'è concorrenza a parità di prezzo che possa fargli paura.

Ma come fa uno smartphone Android a costare meno di 100 euro? Le caratteristiche tecniche e la dotazione software non sono certo da terminale entry level, eppure il prezzo è quello. Nessun arcano, ma semplicemente una strategia azzeccata che alla fine della filiera permette di abbattere notevolmente il costo della soluzione. Anzitutto Android stesso, di per sè un sistema operativo open source, e quindi senza costi aggiuntivi di licenze varie, poi l'hardware, altrettanto fondamentale e in questo caso prodotto da Huawei ormai nota per l'esperienza nel fornire soluzioni competitive a prezzi altrettanto competitivi. Se infine aggiungiamo il potere di mercato del marchio Vodafone, che può permettersi di proporre il terminale a 50 euro in meno rispetto al prezzo senza portabilità, ecco che anche gli ultimi tasselli si inseriscono al loro posto nella schacchiera e il gioco è subito fatto. Ovviamente non mancano i compromessi, ma è comunque già un buon risultato ottenere uno smartphone Android a questo prezzo e con questa dotazione.

Attualmente il panorama dei dispositivi equipaggiati con la versione 2.2 di Android annovera soluzioni con costi molto più elevati rispetto a IDEOS; basti pensare a HTC Desire HD, Desire Z e EVO, Motorola Droid e Milestone, Samsung Galaxy S e Lg Optimus One e Chic e molti altri ancora. Certo anche le prestazioni e la dotazione di questi terminali superano quelle del piccolo Huawei, ma ciò non sminuisce il comunque ottimo rapporto qualità prezzo con cui Vodafone propone il suo concorrente.Appena giunto in redazione, il terminale ha da subito suscitato interesse, più per la curiosità di scoprire in che modo si era potuti giungere a un tale compromesso che per il reale fascino del dispositivo che a una prima occhiata non presenta proprio nulla di così fascinoso. Niente display da primato, nessuna fotocamera con ottiche degne di nota se confrontata con la concorrenza, nessuna funzione esclusiva, semplicemente un nome, IDEOS, il sitema operativo Android nella sua versione 2.2 e un prezzo che, a ripensarci, fa ogni volta di più rimanere perplessi. Andiamo quindi ad analizzarlo più da vicino, accostandolo ad un altro smartphone di casa Huawei, U8230, con un aggiornamento in meno in fatto di sistema operativo, ma con qualche punto in più in fatto di hardware.

id Software ed Epic Games sono le due software house che più delle altre hanno influito sull'evoluzione della grafica nei videogiochi. Gli appassionati di gaming di vecchia data ricorderanno certamente il sistema di illuminazione di Quake II, con i tunnel che si illuminavano progressivamente al passaggio dei razzi, o gli sterminati spazi aperti, le texture e la straordinaria densità poligonale di Unreal.Se prima del rilascio del primo Unreal, era id Software ad avere il dominio incontrastato nel mondo della tecnologia per videogiochi, dal 1998 in poi le cose cambiano in maniera radicale. Epic Games si fa sempre più competitiva e Unreal Engine 2 debutta con Unreal Tournament 2003 (ma era già presente in un gioco non Epic, ovvero America's Army), che per la prima volta supporta il ragdoll nei corpi grazie all'implementazione del middleware Karma.

Come non ricordare, poi, le superfici curve di Quake III Arena o lo staordinario dettaglio dei corpi dei mostri di DooM III, con eccezionale uso di normal mapping, oltre che le dettagliatissime ombre e l'illuminazione per-pixel dinamica.Certo, con l'avvento delle console di nuova generazione le cose sono cambiate in maniera radicale. id Software non è riuscita più a rendere competizione a Epic Games, che è stata la dominatrice indisturbata della generazione di console, visto che Unreal Engine 3 si è rivelato lo strumento più versatile e meglio adattato all'hardware di questi sistemi. Come Renderware aveva dominato la precedente generazione, Ue 3 domina l'attuale, con un numero di giochi basati su questa tecnologia che è diventato realmente straordinario.Dietro l'evoluzione tecnologica di Unreal Engine e id Tech ci sono principalmente due persone, Tim Sweeney e John Carmack, che dirigono i rispettivi team tecnici. Sono due geni del mondo dei videogiochi, a cui va riconosciuto gran parte del merito dell'evoluzione della grafica nei videogiochi. Stanno adesso lavorando su Unreal Engine 4 e id Tech 6, che sicuramente caratterizzeranno l'evoluzione grafica nella prossima generazione di console.

Ma questo articolo non vuole ripercorrere principalmente l'evoluzione dei motori grafici, quanto analizzare il fenomeno iPad/iPhone 4 e videogiochi su questi dispositivi. Con l'evoluzione dei motori grafici ferma, a casa del perdurare del ciclo vitale delle console di nuova generazione, che inevitabilmente hanno hardware ormai vetusto, Sweeney e Carmack hanno dedicato del tempo ai dispositivi portatili.Non è certo facile ficcare una grafica di nuova generazione su questi dispositivi, che ovviamente, per via della loro portabilità, devono rinunciare alle architetture hardware più evolute dell'ultima generazione. Come vedremo nel corso dell'articolo, Unreal Engine e id Tech rimangono i punti di riferimento in fatto di tecnologia grafica anche in questo campo, con risultati a tratti strabilianti.

Quasi tre anni fa, precisamente il 16 Gennaio 2008, in occasione del MacWorld Expo di San Francisco, Apple presentò la prima generazione di sistemi MacBook Air che andavano a rappresentare il concetto di sistema ultraportatile della Mela mordicchiata. Il debutto di MacBook Air avviene a qualche mese di distanza dall'arrivo sul mercato del primo sistema netbook destinato alle masse, l'EeePC di ASUS, stabilendo così un'importante distinguo nella filosofia di ultraportabilità di Apple.Come Apple spesso abitua, il primo MacBook Air suscitò parecchio scalpore: si trattò di un sistema molto sottile, ma costruito attorno ad un "comune" form factor da 13,3 pollici. Lo spessore contenuto decretò il sacrificio dell'unità ottica e alcune scelte progettuali portarono la Mela a dotare il sistema di una sola porta USB, stabilendo così un pesante limite sul fronte dell'espandibilità/connettività dato che all'appello mancava anche il rassicurante connettore ethernet.

Lo scorso 20 ottobre Apple presenta la seconda generazione di sistemi MacBook Air, che proseguono nel solco tracciato dal predecessore: sistemi molto compatti, sottili e leggeri volti a privilegiare il più possibile la portabilità ma senza, al contempo, sacrificare l'usabilità. Questa volta la linea MacBook Air si compone di due modelli: viene mantenuto il form factor da 13,3 pollici cui si va ad aggiungere anche un nuovo sistema costruito attorno ad uno schermo da 11,6 pollici.Durante l'evento di presentazione Steve Jobs ha voluto sottolineare che i nuovi MacBook Air rappresentano una "rivoluzione nel modo di concepire i notebook". Chi conosce l'iCEO sa che spesso ama "spararla grossa", tuttavia questa dichiarazione potrebbe non essere così lontana dalla realtà, in quanto la Mela sta mettendo in campo una serie di presupposti che potrebbero portare in un futuro nemmeno troppo lontano ad un importante punto di rottura nel mondo dei sistemi portatili. Nella recensione scopriremo perché.

  1. http://globaldoctoroptions.com/story/akkusmarkt/
  2. http://akkusmarkt.comunidades.net/
  3. https://akkusmarkt.quora.com/
  4. http://folgenden.jugem.jp/

Il lancio ad inizio anno, a poche settimane dal CES di Las Vegas non arriva a caso: NVIDIA intende sfruttare il momento positivo per il mercato desktop, trainato dalle nuove CPU Intel della famiglia Sandy Bridge che hanno portato una ventata di novità. Andiamo quindi ad analizzarne le prestazioni e la costruzione.Per anni BlackBerry è stato sinomino di 'tastiera estesa QWERTY' tanto che i primi smartphone dotati di un tasto per lettera venivano indicati facendo riferimento al design lanciato dai terminali RIM. Con la direzione presa negli ultimi anni dall'azienda canadese l'offerta BlackBerry si è ampliata, andando ad abbracciare anche altre tipologie di input. I terminali della serie Pearl hanno lanciato la tastiera SureType con due lettere per tasto, mentre il BlackBerry Storm ha perpetuato quello che un tempo sarebbe stato un sacrilegio eliminando del tutto la tastiera a favore del touchscreen (nel caso dello Storm e dello Storm2 un particolare tipo di schermo sensibile al tocco cliccabile).

Un passo naturale, seguendo uno dei trend del mercato, è stato quello poi di combinare tastiera estesa QWERTY e touchscreen in un solo terminale, utilizzando il meccanismo di scorrimento. Dopo essere stato tanto vociferato durante lo scorso mese di agosto BlackBerry Torch 9800 è stato ufficialmente annunciato per il mercato americano, atterrando in Italia solo qualche mese più tardi.BlackBerry Torch ha avuto anche il compito di portare al grande pubblico le funzionalità touchscreen del nuovo sistema operativo BlackBerry OS 6, particolarmente ottimizzato per integrare il tocco delle dita all'interno delle operazioni di tutti i giorni. Come si va quindi a posizionare BlackBerry Torch nel panorama dei terminali touchscreen? Si tratta di un concorrente con la marcia in più della tastiera estesa per gli smartphone full touchscreen oppure punta a competere con gli smartphone che fanno della tastiera estesa il loro punto di forza, giocando in questo caso sul plus rappresentato dal display sensibile al tocco? È quello che cercheremo di scoprire nel corso di questa recensione.

Huawei IDEOS, questo il nome del primo smartphone low cost degno di questo nome che, a poche settimane dall'uscita sembra aver suscitato un grande interesse nel pubblico addetto ai lavori. A suscitare tutto questo scalpore non è un nuovo processore o un display particolarmente ampio e luminoso bensì il prezzo. Il nuovo smartphone, infatti, è disponibile nei centri Vodafone a soli 99 euro. Un' inezia se si pensa che quello che potrebbe essere uno dei suoi concorrenti più vicini (IDEOS resta unico nel suo genere), LG Optimus GT, è presentato agli avventori ad un prezzo di ben 100 euro superiore. Se poi pensiamo che per 99 euro abbiamo anche Android nella sua versione 2.2 non c'è concorrenza a parità di prezzo che possa fargli paura.

Ma come fa uno smartphone Android a costare meno di 100 euro? Le caratteristiche tecniche e la dotazione software non sono certo da terminale entry level, eppure il prezzo è quello. Nessun arcano, ma semplicemente una strategia azzeccata che alla fine della filiera permette di abbattere notevolmente il costo della soluzione. Anzitutto Android stesso, di per sè un sistema operativo open source, e quindi senza costi aggiuntivi di licenze varie, poi l'hardware, altrettanto fondamentale e in questo caso prodotto da Huawei ormai nota per l'esperienza nel fornire soluzioni competitive a prezzi altrettanto competitivi. Se infine aggiungiamo il potere di mercato del marchio Vodafone, che può permettersi di proporre il terminale a 50 euro in meno rispetto al prezzo senza portabilità, ecco che anche gli ultimi tasselli si inseriscono al loro posto nella schacchiera e il gioco è subito fatto. Ovviamente non mancano i compromessi, ma è comunque già un buon risultato ottenere uno smartphone Android a questo prezzo e con questa dotazione.

Attualmente il panorama dei dispositivi equipaggiati con la versione 2.2 di Android annovera soluzioni con costi molto più elevati rispetto a IDEOS; basti pensare a HTC Desire HD, Desire Z e EVO, Motorola Droid e Milestone, Samsung Galaxy S e Lg Optimus One e Chic e molti altri ancora. Certo anche le prestazioni e la dotazione di questi terminali superano quelle del piccolo Huawei, ma ciò non sminuisce il comunque ottimo rapporto qualità prezzo con cui Vodafone propone il suo concorrente.Appena giunto in redazione, il terminale ha da subito suscitato interesse, più per la curiosità di scoprire in che modo si era potuti giungere a un tale compromesso che per il reale fascino del dispositivo che a una prima occhiata non presenta proprio nulla di così fascinoso. Niente display da primato, nessuna fotocamera con ottiche degne di nota se confrontata con la concorrenza, nessuna funzione esclusiva, semplicemente un nome, IDEOS, il sitema operativo Android nella sua versione 2.2 e un prezzo che, a ripensarci, fa ogni volta di più rimanere perplessi. Andiamo quindi ad analizzarlo più da vicino, accostandolo ad un altro smartphone di casa Huawei, U8230, con un aggiornamento in meno in fatto di sistema operativo, ma con qualche punto in più in fatto di hardware.

id Software ed Epic Games sono le due software house che più delle altre hanno influito sull'evoluzione della grafica nei videogiochi. Gli appassionati di gaming di vecchia data ricorderanno certamente il sistema di illuminazione di Quake II, con i tunnel che si illuminavano progressivamente al passaggio dei razzi, o gli sterminati spazi aperti, le texture e la straordinaria densità poligonale di Unreal.Se prima del rilascio del primo Unreal, era id Software ad avere il dominio incontrastato nel mondo della tecnologia per videogiochi, dal 1998 in poi le cose cambiano in maniera radicale. Epic Games si fa sempre più competitiva e Unreal Engine 2 debutta con Unreal Tournament 2003 (ma era già presente in un gioco non Epic, ovvero America's Army), che per la prima volta supporta il ragdoll nei corpi grazie all'implementazione del middleware Karma.

Come non ricordare, poi, le superfici curve di Quake III Arena o lo staordinario dettaglio dei corpi dei mostri di DooM III, con eccezionale uso di normal mapping, oltre che le dettagliatissime ombre e l'illuminazione per-pixel dinamica.Certo, con l'avvento delle console di nuova generazione le cose sono cambiate in maniera radicale. id Software non è riuscita più a rendere competizione a Epic Games, che è stata la dominatrice indisturbata della generazione di console, visto che Unreal Engine 3 si è rivelato lo strumento più versatile e meglio adattato all'hardware di questi sistemi. Come Renderware aveva dominato la precedente generazione, Ue 3 domina l'attuale, con un numero di giochi basati su questa tecnologia che è diventato realmente straordinario.Dietro l'evoluzione tecnologica di Unreal Engine e id Tech ci sono principalmente due persone, Tim Sweeney e John Carmack, che dirigono i rispettivi team tecnici. Sono due geni del mondo dei videogiochi, a cui va riconosciuto gran parte del merito dell'evoluzione della grafica nei videogiochi. Stanno adesso lavorando su Unreal Engine 4 e id Tech 6, che sicuramente caratterizzeranno l'evoluzione grafica nella prossima generazione di console.

Ma questo articolo non vuole ripercorrere principalmente l'evoluzione dei motori grafici, quanto analizzare il fenomeno iPad/iPhone 4 e videogiochi su questi dispositivi. Con l'evoluzione dei motori grafici ferma, a casa del perdurare del ciclo vitale delle console di nuova generazione, che inevitabilmente hanno hardware ormai vetusto, Sweeney e Carmack hanno dedicato del tempo ai dispositivi portatili.Non è certo facile ficcare una grafica di nuova generazione su questi dispositivi, che ovviamente, per via della loro portabilità, devono rinunciare alle architetture hardware più evolute dell'ultima generazione. Come vedremo nel corso dell'articolo, Unreal Engine e id Tech rimangono i punti di riferimento in fatto di tecnologia grafica anche in questo campo, con risultati a tratti strabilianti.

Quasi tre anni fa, precisamente il 16 Gennaio 2008, in occasione del MacWorld Expo di San Francisco, Apple presentò la prima generazione di sistemi MacBook Air che andavano a rappresentare il concetto di sistema ultraportatile della Mela mordicchiata. Il debutto di MacBook Air avviene a qualche mese di distanza dall'arrivo sul mercato del primo sistema netbook destinato alle masse, l'EeePC di ASUS, stabilendo così un'importante distinguo nella filosofia di ultraportabilità di Apple.Come Apple spesso abitua, il primo MacBook Air suscitò parecchio scalpore: si trattò di un sistema molto sottile, ma costruito attorno ad un "comune" form factor da 13,3 pollici. Lo spessore contenuto decretò il sacrificio dell'unità ottica e alcune scelte progettuali portarono la Mela a dotare il sistema di una sola porta USB, stabilendo così un pesante limite sul fronte dell'espandibilità/connettività dato che all'appello mancava anche il rassicurante connettore ethernet.

Lo scorso 20 ottobre Apple presenta la seconda generazione di sistemi MacBook Air, che proseguono nel solco tracciato dal predecessore: sistemi molto compatti, sottili e leggeri volti a privilegiare il più possibile la portabilità ma senza, al contempo, sacrificare l'usabilità. Questa volta la linea MacBook Air si compone di due modelli: viene mantenuto il form factor da 13,3 pollici cui si va ad aggiungere anche un nuovo sistema costruito attorno ad uno schermo da 11,6 pollici.Durante l'evento di presentazione Steve Jobs ha voluto sottolineare che i nuovi MacBook Air rappresentano una "rivoluzione nel modo di concepire i notebook". Chi conosce l'iCEO sa che spesso ama "spararla grossa", tuttavia questa dichiarazione potrebbe non essere così lontana dalla realtà, in quanto la Mela sta mettendo in campo una serie di presupposti che potrebbero portare in un futuro nemmeno troppo lontano ad un importante punto di rottura nel mondo dei sistemi portatili. Nella recensione scopriremo perché.

  1. http://globaldoctoroptions.com/story/akkusmarkt/
  2. http://akkusmarkt.comunidades.net/
  3. https://akkusmarkt.quora.com/
  4. http://folgenden.jugem.jp/

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